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Francesca Moretti, il caso della sociologa morta avvelenata
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Francesca Moretti, il delitto della minestrina: il cianuro a San Lorenzo e un mistero mai chiuso

un uomo della polizia scientifica analizza la scena del crimine

La storia di Francesca Moretti, morta a Roma nel 2000 dopo un avvelenamento da cianuro: la minestrina, l’accusa alla coinquilina Daniela Stuto, l’assoluzione e il cold case rimasto senza colpevoli.

Francesca Moretti morì il 22 febbraio 2000 a Roma, dopo essere arrivata in condizioni disperate all’ospedale San Giovanni. Viveva nel quartiere San Lorenzo, in via dello Scalo di San Lorenzo, insieme ad alcune coinquiline. Era una giovane donna marchigiana, originaria di Pesaro, laureata e impegnata nel sociale. La sua morte, all’inizio, non venne subito letta come un omicidio.

I medici pensarono a una reazione improvvisa, forse legata a farmaci. Solo mesi dopo arrivò il risultato decisivo: Francesca era morta per avvelenamento da cianuro. Da quel momento il caso cambiò volto e diventò uno dei cold case italiani più discussi, conosciuto come il “delitto della minestrina”.

Ambulanza e una sirena della polizia
Ambulanza e una sirena della polizia

Francesca Moretti: la minestrina, il malore e l’accusa alla coinquilina

Nei giorni precedenti alla morte, Francesca stava male. Aveva forti dolori e problemi alla schiena, tanto da restare spesso a letto. Le coinquiline la assistevano, cercando di farla mangiare e aiutandola nelle ore più difficili.

Il giorno della tragedia, secondo la ricostruzione entrata nel processo, una delle coinquiline, Daniela Stuto, le preparò una minestrina con il formaggino. Dopo il pasto, Francesca ebbe un malore violentissimo. I dolori peggiorarono rapidamente e la corsa in ospedale non bastò a salvarla.

Gli investigatori concentrarono l’attenzione proprio su Daniela Stuto, studentessa di Psicologia che viveva nello stesso appartamento. L’accusa ipotizzò che avesse versato il cianuro nella minestra, indicando un possibile movente legato alla sfera affettiva e personale. La donna venne arrestata, trascorse un giorno in carcere e poi un lungo periodo agli arresti domiciliari.

L’assoluzione e il dubbio rimasto sul cianuro

Il processo, però, non confermò l’impianto accusatorio. Daniela Stuto venne assolta con formula piena in tutti i gradi di giudizio. La ricostruzione della minestrina avvelenata si indebolì anche per questioni tecniche sui tempi di assorbimento del cianuro e sulla compatibilità tra il pasto e l’inizio dei sintomi.

Dopo l’assoluzione, la domanda centrale rimase senza risposta: chi diede il cianuro a Francesca Moretti? Oppure lo ingerì da sola, volontariamente o senza sapere cosa stesse assumendo? Negli anni sono state discusse altre piste, comprese quelle legate alla sua vita sentimentale, al mondo che frequentava per lavoro e al suo stato emotivo. Nessuna, però, ha portato a una verità giudiziaria definitiva.

Il caso Francesca Moretti resta quindi sospeso tra omicidio, errore investigativo e ipotesi mai veramente provate. Una giovane donna morì avvelenata nel cuore di Roma, una coinquilina fu accusata e poi assolta, e il cianuro rimase il centro di un mistero ancora senza colpevole.

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ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2026 20:54

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